Mancata richiesta nei termini del CPI è reato?

Con sentenza del 24 gennaio 2017, n. 3403, la Corte di Cassazione III Sez. pen. ha affermato che in tema di prevenzione incendi, avendo il CPI efficacia temporalmente circoscritta all’arco di un quinquennio, il titolare di attività a rischio di incendio è onerato di richiederne, alla scadenza, il rinnovo attraverso la procedura disciplinata dal medesimo regolamento volta ad attestare, previe le necessarie eventuali verifiche, l’assenza di variazioni alle condizioni di sicurezza antincendio anche in relazione al mutamento delle esigenze di salvaguardia delle medesime condizioni di sicurezza antincendio, essendo altrimenti la sua condizione di inadempiente integralmente parificata a quella di chi non abbia conseguito all’origine il certificato in esame. La circostanza che l’imputato abbia richiesto ed ottenuto tardivamente il rinnovo della certificazione antincendio, ovverosia successivamente al sopralluogo dei vigili che hanno rilevato l’irregolarità, non elimina la sussistenza del!’ inadempimento al momento della contestazione. Poiché invero il bene giuridico protetto dalla contravvenzione in esame è costituito, come si evince dall’art. 13 del D.Lgs. n. 139/2006, dalla sicurezza della vita umana, dell’incolumità delle persone e dalla tutela dei beni e dell’ambiente, la condotta incriminata dalla contravvenzione in esame, configurante un reato di pericolo presunto, si perfeziona con la mancanza, per effetto di omessa richiesta, di certificazione antincendio in corso di validità.